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Uno spazio fuori dal comune, una comunita' di gente un po' suonata, che a volte scrive cose insensate, stravaganti, ma anche importanti eventi, situazioni degne di nota, proteste su ingiustizie che capitano quotidianamente... Che stai aspettando, fatti un giro.

September
5
2008
9:44
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La storia dell’Alitalia è ormai nota a tutti. Una società che fino a una decina di anni fa era in salute, a causa di scelte sbagliate fatta dai propri dirigenti, pagati in media tre volte in più rispetto agli stipendi percepiti in europa per le stesse competenze, l’hanno portata alla bancarotta.
Si è arrivati a un punto di non ritorno quando il debito della società aumentava di 1 milione di euro al giorno. Prima di questa estate è stato elargito il cosiddetto prestito ponte, cioè sono stati presi 300 milioni di euro stanziati per Telethon, tolti quindi alla ricerca, per dare ossigeno alla compagnia per altri 3 mesi.
Con la storia siamo arrivati fino ai giorni nostri, dove un gruppo di imprenditori si sono riuniti per mettere su una nuova compagnia aerea. Nella nuova società dovranno confluire le risorse dell’Alitalia. Fin qui niente di strano, probabilmente la triste storia di tante altre società del nostro paese in crisi, assorbite da altre aziende più forti. Forse abbiamo avuto fortuna, un gruppo di imprenditori italiani si accolla i debiti e rilancia con un piano industriale serio un’azienda allo sbando. Invece no, cancellamio quest’ultima frase usciamo da un mondo di fantasia e rientriamo nel nostro paese. Perché la storia dell’Alitalia non è uguale alle altre storie.
Gli imprenditori della cordata una volta messo su tutto lo staff sono andati del nostro presidente del consiglio e gli hanno detto:

Abbiamo messo su una nuova compagnia aerea, siete contenti? Ci servirebbe la parte buona dell’Alitalia come le tratte e i clienti, tutto ciò che produce utili insomma, ma non ci piacciono i debiti e quella parte della società che continua a produrli. Allora facciamo un patto noi ci prendiamo la parte buona e voi vi prendete la parte cattiva. Ci state? .

A questo punto voi pensate che sono stati buttati fuori a calci, be lo pensate perché se la vostra società fallisce o se in vostro negozio chiude e andate dallo stato a chiedergli di pagarvi i vostri debiti vi butterebbero fuori a calci. Ma vi avevo detto che questa è storia diversa dalle altre, è una storia di privilegi. Infatti la risposta è stata si, anzi gli hanno assicurato che gli italiani saranno felici di ridursi il periodo di vacanza, di comprarsi qualche maglietta in meno e magari di mangiare anche un po’ di meno pur di vedere il tricolore volare in cielo.

Questo è il nostro paese, dopo questo accordo c’è chi si vanta di aver “Risanato” l’Alitalia. Ma che significa risanare. Io pensavo che risanare un’azienda significasse rilanciarla sul mercato, attrarre nuovi capitali magari dall’estero, proporre un’idea nuova e innovativa che la rende preferibile alle altre compagnie. Fare in modo che i dipendenti dell’azienda non perdano il posto, certo riqualificarli e creare nuove strutture che facciano produrre utili ma non licenziarli. Invece mi sbagliavo, rilanciare una società significa scindere i debiti dagli utili. Prendere i debiti e farli pagare alla collettività e prendere gli utili e dargli agli imprenditori. Chi di voi ci avrebbe pensato, per risanare l’Alitalia ci voleva proprio un genio come il nostro presidente del consiglio.
Ora ci sono gli esuberi, si parla di una cifra che varia da 6000 a 4500 persone che perderanno il posto di lavoro. Sapete, lavorando nel mondo dell’informatica ho visto tante aziende fallire e dipendenti per strada, persone con contratti a tempo indeterminato anche ben retribuiti accettare contratti a progetto a 1000 1100 euro a mese, certo meglio che stare a casa. Quindi ho immaginato che la stessa cosa succedesse ai dipendenti Alitalia invece non è così. Alcuni avranno il prepensionamento altri saranno integrati nelle poste e altri andranno in cassa integrazione. Nessuno dovrà accettare un contratto a progetto. Ma perché se lavori in una società hai diritto di essere integrato nelle poste se lavori in un’altra dei accettare un contratto a progetto. Forse pagano più tasse di noi, penso proprio di no, la differenze e che voi siete dei semplici italiani loro sono dell’Alitalia.

August
29
2008
15:30
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Robin Hood
Bella la “Robin Hood tax” anzi bellissima. Che bello finalmente un governo che pensa a tutti e non solo alle grandi aziende.
Per chi non lo sapesse la Robin Hood tax è la tassa che l’attuale ministro dell’economia Tremonti vorrebbe far pagare ai petrolieri. Come dice Tremonti i petrolieri sono troppo ricchi e devono contribuire maggiormente all’economia del paese.
Tutto bello, fin troppo. Fermiamoci un attimo a pensare, ma davvero abbiamo trovato chi non tassa il ceto medio ma i grandi capitali. C’è qualcosa di strano.
Berlusconi ha vinto le elezioni con lo slogan meno tasse per tutti, ha addirittura tolto l’ici, ma si è trovato con un piccolo problema, le casse delle stato sono vuote anzi il deficit aumenta giornalmente visti gli interessi. Ed ecco il colpo di genio. Tassare gli italiani senza che gli italiani se ne accorgano. Direte voi impossibile, invece è possibile.
Immaginate questo scenario, io governo tasso i petrolieri, tutti gli italiani sono felici, i petrolieri rincarano la benzina per fare si che i costi delle maggiori tasse non escano dalle loro tasse ma da tutti noi che ogni giorno facciamo benzina, ed eccovi la Robin Hood Tax. Perché sono stati scelti i petrolieri e non le altre categorie di aziende sempre con alti volumi di affari. Semplice, il prezzo della benzina è quello che varia più velocemente in cui un rincaro dei prezzi non stupirebbe nessuno.
Qualcuno potrebbe storcere il naso e dire, così non si potrebbe tassare nessuna società. Invece è più semplice di quanto sembri, basta bloccare i prezzi della benzina o al massimo farli salire o scendere linearmente con il costo del barile. Questo è l’unica soluzione che si ha per far pagare effettivamente le tasse ai petrolieri e non nascondere una tassazione di massa come una misura per far contribuire i grandi capitali.