
La storia dell’Alitalia è ormai nota a tutti. Una società che fino a una decina di anni fa era in salute, a causa di scelte sbagliate fatta dai propri dirigenti, pagati in media tre volte in più rispetto agli stipendi percepiti in europa per le stesse competenze, l’hanno portata alla bancarotta.
Si è arrivati a un punto di non ritorno quando il debito della società aumentava di 1 milione di euro al giorno. Prima di questa estate è stato elargito il cosiddetto prestito ponte, cioè sono stati presi 300 milioni di euro stanziati per Telethon, tolti quindi alla ricerca, per dare ossigeno alla compagnia per altri 3 mesi.
Con la storia siamo arrivati fino ai giorni nostri, dove un gruppo di imprenditori si sono riuniti per mettere su una nuova compagnia aerea. Nella nuova società dovranno confluire le risorse dell’Alitalia. Fin qui niente di strano, probabilmente la triste storia di tante altre società del nostro paese in crisi, assorbite da altre aziende più forti. Forse abbiamo avuto fortuna, un gruppo di imprenditori italiani si accolla i debiti e rilancia con un piano industriale serio un’azienda allo sbando. Invece no, cancellamio quest’ultima frase usciamo da un mondo di fantasia e rientriamo nel nostro paese. Perché la storia dell’Alitalia non è uguale alle altre storie.
Gli imprenditori della cordata una volta messo su tutto lo staff sono andati del nostro presidente del consiglio e gli hanno detto:
Abbiamo messo su una nuova compagnia aerea, siete contenti? Ci servirebbe la parte buona dell’Alitalia come le tratte e i clienti, tutto ciò che produce utili insomma, ma non ci piacciono i debiti e quella parte della società che continua a produrli. Allora facciamo un patto noi ci prendiamo la parte buona e voi vi prendete la parte cattiva. Ci state? .
A questo punto voi pensate che sono stati buttati fuori a calci, be lo pensate perché se la vostra società fallisce o se in vostro negozio chiude e andate dallo stato a chiedergli di pagarvi i vostri debiti vi butterebbero fuori a calci. Ma vi avevo detto che questa è storia diversa dalle altre, è una storia di privilegi. Infatti la risposta è stata si, anzi gli hanno assicurato che gli italiani saranno felici di ridursi il periodo di vacanza, di comprarsi qualche maglietta in meno e magari di mangiare anche un po’ di meno pur di vedere il tricolore volare in cielo.
Questo è il nostro paese, dopo questo accordo c’è chi si vanta di aver “Risanato” l’Alitalia. Ma che significa risanare. Io pensavo che risanare un’azienda significasse rilanciarla sul mercato, attrarre nuovi capitali magari dall’estero, proporre un’idea nuova e innovativa che la rende preferibile alle altre compagnie. Fare in modo che i dipendenti dell’azienda non perdano il posto, certo riqualificarli e creare nuove strutture che facciano produrre utili ma non licenziarli. Invece mi sbagliavo, rilanciare una società significa scindere i debiti dagli utili. Prendere i debiti e farli pagare alla collettività e prendere gli utili e dargli agli imprenditori. Chi di voi ci avrebbe pensato, per risanare l’Alitalia ci voleva proprio un genio come il nostro presidente del consiglio.
Ora ci sono gli esuberi, si parla di una cifra che varia da 6000 a 4500 persone che perderanno il posto di lavoro. Sapete, lavorando nel mondo dell’informatica ho visto tante aziende fallire e dipendenti per strada, persone con contratti a tempo indeterminato anche ben retribuiti accettare contratti a progetto a 1000 1100 euro a mese, certo meglio che stare a casa. Quindi ho immaginato che la stessa cosa succedesse ai dipendenti Alitalia invece non è così. Alcuni avranno il prepensionamento altri saranno integrati nelle poste e altri andranno in cassa integrazione. Nessuno dovrà accettare un contratto a progetto. Ma perché se lavori in una società hai diritto di essere integrato nelle poste se lavori in un’altra dei accettare un contratto a progetto. Forse pagano più tasse di noi, penso proprio di no, la differenze e che voi siete dei semplici italiani loro sono dell’Alitalia.
